DISLESSIA

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento collegato a problemi nell’organizzazione spaziale e nel sequenziamento delle informazioni, che riguarda la lettura, la scrittura e la comprensione testuale. Essa può variare in gravità da persona a persona e influenzare diverse aree della vita quotidiana. Le persone con dislessia possono avere difficoltà nella decodifica delle parole, nell’identificare i suoni delle lettere e nell’associarli correttamente alle loro rappresentazioni grafiche. Questo disturbo non è dovuto a problemi di intelligenza o di vista, ma a differenze nella modalità di elaborazione delle informazioni nel cervello.

Nell’essere umano, l’emisfero cerebrale sinistro è responsabile delle funzioni del linguaggio, della conduzione della mano dominante destra e della gestione della motilità volontaria; quello destro gestisce la cognizione spaziale e la regolazione dell’emotività ed è fondamentale per individuare e comprendere le metafore, il sarcasmo, la spiritosaggine e la prosodia emotiva. Sebbene i due emisferi lavorino in maniera sinergica, quello sinistro è il centro predisposto all’elaborazione dei processi legati alla comunicazione.

Affinché i suoni del linguaggio possano essere elaborati efficacemente dal cervello, è fondamentale che l’orecchio destro prenda il sopravvento, divenendo predominante. Esso è collegato in maniera diretta con la zona dell’analisi del linguaggio, situata nell’emisfero sinistro. Questa prossimità riduce notevolmente il tempo di percorrenza degli stimoli nervosi, rendendo il circuito audiovocale destro più rapido, economico e neurologicamente vantaggioso. Inoltre, l’orecchio destro denota una migliore capacità di messa a fuoco e analisi degli stimoli sonori, mentre quello sinistro fornisce una percezione acustica globale.

Nelle persone dislessiche, è proprio la mancanza di questa lateralità uditiva a generare confusione sul piano dell’interpretazione dei suoni e dell’espressione verbale e scritta. Non avendo sviluppato adeguatamente la dominanza uditiva del lato destro nel corso della crescita, i dislessici utilizzano sia l’orecchio destro, che quello sinistro. Gli stimoli sonori raggiungono il cervello a diverse velocità, generando confusione nella sequenza delle lettere e portando a sbagli come l’inversione dei foni e gli errori di pronuncia.

Alfred Tomatis, pioniere nella ricerca sulla dislessia, comprese già negli anni Cinquanta che il ruolo dell’orecchio e la funzione dell’ascolto sono elementi centrali nel trattamento di questa condizione. L’ascolto è, difatti, un elemento imprescindibile per l’elaborazione del linguaggio: qualsiasi alterazione a questo livello può influenzare la lingua scritta e parlata e l’apprendimento nel suo complesso. Per questa ragione, egli era solito ripetere che leggiamo con l’orecchio e che l’orecchio è l’organo del linguaggio, la via per la sua integrazione, la chiave che lo controlla e il recettore che ne regola il flusso.

L’intervento audiopsicofonologico, che può essere tranquillamente associato ad altre terapie pedagogiche o logopediche, prevede la somministrazione di musica classica. Questa non è che un insieme di suoni altamente organizzato, che allena l’intero sistema uditivo e favorisce la lateralità dell’orecchio destro, migliorando la capacità di identificazione e analisi delle frequenze. Infatti, alcuni studi condotti presso la Tufts University e il Boston Children’s Hospital, hanno confermato che sarebbero proprio i ritmi e i suoni complessi presenti nella musica, a favorire l’integrazione del linguaggio. Secondo gli studiosi che hanno diretto questa ricerca, esisterebbe una chiara connessione tra i modelli musicali e quelli linguistici, poiché alcuni dei processi cognitivi che utilizziamo per analizzare la musica, sono identici a quelli impiegati nell’elaborazione del linguaggio.

Nei bambini piccoli, l’abilità di riconoscere un ritmo e di riprodurlo, è strettamente correlata alla capacità di percepire e riconoscere con l’udito i fonemi che compongono le parole. Questa competenza, che prende il nome di consapevolezza fonologica, è spesso compromessa nei dislessici. Secondo i risultati delle ricerche più recenti, la musica sarebbe in grado di allenare la consapevolezza fonologica e potrebbe divenire un valido alleato, sia nell’ambito della dislessia, che nel trattamento dei disturbi del linguaggio in genere.
Oltre agli aspetti puramente cognitivi, il Metodo Tomatis favorisce la regolazione del sistema del nervo vago, che permette una migliore gestione dello stress e avvantaggia il raggiungimento del successo sul piano personale e professionale.