Orecchio-old

L’orecchio non è solamente un captatore che intercetta i suoni circostanti. Esso è un organo estremamente complesso, responsabile di funzioni come l’equilibrio statico e dinamico del corpo, l’analisi dei suoni e linguaggio.

Il senso legato all’orecchio, l’udito, si sviluppa già nella vita intrauterina e ci permette di entrare in relazione con l’ambiente circostante: ascoltare ed essere ascoltati, è uno dei bisogni primari dell’essere umano. Sebbene le nostre orecchie siano sempre aperte, tendiamo però ad ascoltare solo quando lo desideriamo. Per questa ragione, Alfred Tomatis ha distinto l’ascoltare, che è un’azione attiva, dall’udire, che sarebbe invece un atto puramente passivo. A causa di determinate situazioni di vita, il desiderio di comunicare attivamente può inibirsi e l’orecchio chiudersi alle informazioni sonore. Influenzando il proprio ascolto, l’individuo attua un meccanismo di difesa, che gli permette di distanziarsi da circostanze spiacevoli o eventi traumatici e plasmare la sua realtà.

A livello fisiologico, questo meccanismo si palesa tramite il rilassamento dei muscoli dell’orecchio medio, il tensore del timpano e lo stapedio, che perdono la loro naturale tonicità. Questa condizione di rilassatezza, simile a un velo che si cala tra il soggetto e il mondo, ostacola il passaggio degli stimoli sonori e distorce le informazioni, che risultano imprecise e falsate.

L’audiopsicofonologia va a stimolare proprio i muscoli del martello e della staffa e li riporta, esattamente come farebbe la fisioterapia, a una condizione di allenamento ottimale. Grazie a questo lavoro di ricondizionamento, l’orecchio medio riacquista la capacità di regolare gli impulsi sonori in totale autonomia.

Il miglioramento che ne deriva a livello di capacità d’ascolto si proietta sulla comunicazione, sulle relazioni interpersonali, sul rendimento scolastico e sull’energia vitale, anch’essa prerogativa di un orecchio ben allenato. Infatti, grazie alle sue cellule ciliate, l’orecchio rifornisce il cervello di energia, come una vera e propria dinamo.

ANATOMIA

L’orecchio viene comunemente suddiviso tre compartimenti, denominati orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno, ed è costituito da porzioni di natura cartilaginea, ossa, muscoli, nervi, vasi sanguigni, ghiandole sebacee e ceruminose. Nell’orecchio esterno, gli elementi principali sono il padiglione auricolare, il condotto uditivo esterno e la superficie laterale del timpano; in quello medio gli elementi più importanti sono il timpano, gli ossicini, la tromba di Eustachio, la finestra ovale e la finestra rotonda; infine, nell’orecchio interno, gli elementi più rilevanti sono la coclea e l’apparato vestibolare.

LA PERCEZIONE SONORA

La percezione sonora coinvolge tutte le componenti dell’apparato uditivo. I suoni attraversano l’orecchio esterno, quello medio e concludono il loro tragitto nelle complesse strutture dell’orecchio interno.

Grazie alla sua anatomia specifica, il padiglione auricolare raccoglie le onde sonore e le canalizza dal condotto uditivo fino al timpano. Quando i suoni raggiungono il timpano, questo comincia a vibrare, determinando il coinvolgimento dell’orecchio medio. Le vibrazioni del timpano attivano la catena degli ossicini in questa sequenza: per primo si muove il martello, seguito dall’incudine e dalla staffa.

Dopodiché, le vibrazioni si diffondono alla finestra ovale e alla finestra rotonda, che funzionano in maniera affine alla membrana timpanica. A questo punto, l’orecchio medio ha espletato le sue funzioni ed entra in gioco quello interno: le vibrazioni della finestra ovale e della finestra rotonda determinano il movimento dell’endolinfa presente nella coclea, una struttura spiraliforme simile al guscio di una chiocciola. Al suo interno si trova l’organo del Corti, una particolare conformazione caratterizzata dalla presenza di elementi cellulari dotati di cilia, deputata a trasformare le onde meccaniche in segnali elettrici di tipo neuronale.

Gli impulsi vengono quindi raccolti dal nervo cocleare, che li trasmette al lobo temporale del cervello, dove nasce la percezione uditiva vera e propria, e dove vengono elaborati con lo scopo di generare una risposta appropriata.

LO STAPEDIO E IL TENSORE DEL TIMPANO

Grazie alla sua contrazione, lo stapedio o muscolo della staffa, favorisce la percezione dei suoni di frequenza medio-alta, mentre funge da attenuatore per i toni più gravi. Quando comunichiamo con gli altri, questo meccanismo di messa a fuoco ci permette di differenziare i suoni del linguaggio da quelli prodotti dai rumori circostanti.

Il tensore del timpano, o muscolo del martello, è invece responsabile della  regolazione del livello di tensione della membrana timpanica e coadiuva l’azione dello stapedio. Quando si contrae, il muscolo del martello riduce la percezione delle frequenze gravi e del rumore di fondo.

Ogni volta che parliamo, questi piccoli muscoli si contraggono per fare in modo che la nostra voce non ci causi lesioni alle orecchie.

Il grado di contrazione o rilassamento dello stapedio e del tensore del timpano viene determinato dalla regolazione cerebrale in risposta agli stimoli che provengono dall’ambiente interno o da quello esterno. Se i suoni gravi provocano oscillazioni del timpano piuttosto ampie, quelli acuti generano vibrazioni più contenute. Un orecchio ben allenato, oltre ad analizzare gli acuti con maggiore efficienza, sarà in grado di produrre un tensionamento ottimale della membrana timpanica e di evitare così che il timpano oscilli in modo eccessivo, causando una condizione di eccitazione vagale che va andrà proiettarsi a su tutto l’organismo.

L’EQUILIBRIO

Oltre all’analisi dei suoni, l’orecchio ci garantisce l’equilibrio, che viene gestito dall’apparato vestibolare situato nell’orecchio interno. Qui, due organi otolitici denominati sacculo e utricolo, controllano l’equilibrio statico (quando il corpo è immobile o si muove in linea retta), mentre i tre canali semicircolari, dei condotti ricurvi posizionati sopra il vestibolo, regolano l’equilibrio dinamico (quando il corpo compie dei movimenti di rotazione).

Per ciò che concerne la regolazione dell’equilibrio, gli otoliti (cristalli di carbonato di calcio) e le cellule ciliate presenti all’interno dell’apparato vestibolare insieme all’endolinfa, svolgono un ruolo fondamentale: è proprio il loro movimento, che avviene in seguito allo spostamento del corpo, a produrre i segnali nervosi che, tramite i nervi vestibolari, informano il cervello degli spostamenti compiuti.

LA RICARICA CORTICALE

Una funzione dell’orecchio poco conosciuta è quella di trasformatore. Secondo Alfred Tomatis, l’orecchio fornisce al cervello addirittura l’80% del suo fabbisogno energetico! Il 50% di quest’energia deriva dagli stimoli canalizzati attraverso il vestibolo, mentre il restante 30% giunge tramite la coclea, capace di trasformare il suono in energia. Nella coclea, gli stimoli sonori sono convertiti in impulsi elettrici grazie alle cellule dell’organo del Corti. Dopodiché, essi vengono trasmessi alla corteccia cerebrale e, infine, a tutto l’organismo, che viene così rigenerato.

È interessante rilevare che le cellule adibite all’analisi delle frequenze acute sono numericamente superiori a quelle deputate all’analisi delle frequenze gravi: il livello di ricarica che deriva dalle prime è molto più significativo di quello proveniente dai suoni gravi che, invece di rigenerare, tendono a sollecitare delle risposte motorie che stancano l’individuo e consumano più energia di quanta l’orecchio riesca a produrne.

IL NERVO VAGO

Il nervo vago, corrispondente al X paio di nervi cranici, prende il suo nome dal latino vagus, che significa vagabondo. Esso comprende due rami, destro e sinistro, fondamentali per il controllo di alcune delle nostre attività fisiologiche più importanti, come la frequenza cardiaca, la vasodilatazione e la vasocostrizione, l’attività ormonale e la regolazione del distretto cardiaco, di quello polmonare e di quello digerente. In aggiunta, esso è responsabile del controllo della sensibilità gastrointestinale, della motilità e del livello d’infiammazione.

Il suo percorso, lungo e intricato, ha origine nel tronco encefalico e innerva, con fibre sensitive e motorie, molte delle strutture anatomiche situate tra la testa e il colon trasverso. Grazie alla sua rete fitta e complessa, il vago tocca molti organi ed è perciò frequentemente implicato nei disturbi psicosomatici che colpiscono il collo e l’area ORL, quella cardiaca e quella del tratto gastrointestinale.

Il nervo vago rappresenta inoltre l’asse portante del sistema nervoso parasimpatico, che insieme al sistema nervoso ortosimpatico, costituisce il sistema nervoso autonomo.

L’ortosimpatico e il parasimpatico ci aiutano a fronteggiare le situazioni di pericolo, innescando due meccanismi complementari. Mentre il primo attiva gli organi e mobilita le risorse necessarie per fronteggiare una situazione d’emergenza (fight or flight response), il secondo stimola il rilassamento, la digestione e lo stoccaggio di energia (spegnimento).

L’effetto che il parasimpatico esercita sui vari distretti corporei viene definito tono. Un buon tono vagale è correlato a un alto livello di benessere psicofisico, a maggiori abilità sociali e psicologiche, a una buona memoria e a un’elevata capacità di concentrazione; un pessimo tono vagale è legato a stati di infiammazione cronica, cattivo umore, emozioni negative e isolamento.

Alfred Tomatis ha spiegato che alcune fibre sensitive del ramo auricolare del nervo vago raggiungono la membrana timpanica, che diviene così una componente anatomica fondamentale per la regolazione del sistema vagale, in grado di modulare i processi fisiologici e garantire la salute fisica e psichica. Quando un suono arriva alla membrana timpanica, questa comincia a oscillare. Se i muscoli del martello e della staffa non sono in grado di produrre un tensionamento ottimale, il timpano riceve una stimolazione eccessiva, che causa eccitazione vagale e si proietta su tutto il corpo.

Grazie all’audiopsicofonologia, è possibile migliorare la tensione timpanica ed effettuare aggiustamenti più celeri tra l’attivazione e la calma, facilitando così l’armonia tra il sistema ortosimpatico e quello parasimpatico. Ulteriormente, normalizzando l’azione del sistema nervoso, si può modificare la percezione di sé stessi e quella del mondo circostante e ridurre considerevolmente i meccanismi di messa in tensione dell’organismo, che talvolta restano attivi anche in assenza di minacce oggettive. In questa maniera, si cessa di percepire l’ambiente esterno come un luogo ostile e potenzialmente minaccioso, si esce dallo stato di allerta e si ritorna alla condizione che precede la reazione di combattimento o fuga. In questa nuova condizione, l’individuo sperimenta un decorso favorevole rispetto alla sintomatologia organica e psicologica dello stress, ritrova un sonno ristoratore, un appetito più regolare e un migliorato equilibrio viscerale.

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