Ascolto old

Nonostante quella dell’ascolto sia la funzione più importante, poiché permette all’essere umano di comunicare, essa è anche la più trascurata. Questo succede perché, nella maggior parte dei casi, i problemi dell’ascolto non si manifestano in maniera diretta e sono più difficili da identificare. Inoltre, l’ascolto viene frequentemente confuso con l’udito. Mentre il  primo ci richiede un’azione attiva, il secondo consiste in una percezione sonora involontaria, ed è pertanto passivo.

Sebbene le nostre orecchie siano sempre aperte, tendiamo ad ascoltare solo quando lo desideriamo. Ma cosa caratterizza un buon ascoltatore? Vediamolo insieme.

IL DESIDERIO DI COMUNICARE

Innanzitutto, troviamo il desiderio di comunicare, che corrisponde alla capacità di aprirsi per entrare in relazione con l’altro. Esso non si manifesta direttamente, ma per mezzo della voce, e ha una genesi estremamente antica, che risale alla vita intrauterina. Nel corso della gestazione, il feto è immerso in una molteplicità di suoni, tra i quali compare quello più gradevole: la voce materna. Quest’ultima non è sempre disponibile; essa appare e scompare, per poi ricomparire nuovamente. Il bambino non può controllarla e, per goderne pienamente, deve attendere il suo ritorno. È proprio in questa fase che si sviluppa quel senso di connessione che diviene la base dell’ascolto e del desiderio di comunicare. Sebbene il feto non possa comprendere razionalmente i contenuti veicolati dalla voce della madre, egli può coglierne la dimensione affettiva ed emozionale e utilizzarli per divenire parte integrante di un cosmo che comunica per mezzo di suoni e parole.

Sebbene il feto sia in grado di percepire i suoni già dalla ventesima settimana, l’orecchio termina il suo sviluppo intorno agli 11-12 anni. Tutto ciò che avviene nella vita intrauterina o nella prima infanzia, può condizionare questo processo e inficiare la funzione dell’ascolto. Eventi traumatici come un trasloco, una separazione o la perdita di un membro della famiglia, come anche otiti, tonsilliti e ricoveri ospedalieri, possono indurre reazioni di difesa e lasciare dei segni tangibili sul desiderio di comunicare e sul comportamento della persona.

LO ZOOM UDITIVO

Secondariamente, un buon ascoltatore ha la capacità di portare il focus sui suoni importanti e di escludere quelli irrilevanti, come pure il rumore di fondo.

Sull’arco della sua evoluzione, l’orecchio umano è divenuto un organo estremamente sensibile e specializzato, che opera in modo dinamico. I suoi muscoli funzionano come l’obiettivo di una macchina fotografica, dove lo zoom si adatta a seconda della distanza dell’oggetto da mettere a fuoco e il diaframma si regola in base all’intensità luminosa. In condizioni ottimali, l’orecchio compie la medesima operazione: i piccoli muscoli dell’orecchio, lo stapedio e il tensore del timpano, si mobilizzano per permetterci di portare il focus sui suoni importanti e di escludere quelli irrilevanti. Questa capacità prende il nome di zoom uditivo.

LA LATERALITÀ UDITIVA

Un altro fattore significativo, consiste nella dominanza dell’orecchio destro, che dovrebbe assumere il ruolo di direttore. Gli studi di Tomatis hanno dimostrato che, per ragioni legate all’anatomia e alla fisiologia, ascoltare maggiormente con l’orecchio destro è più vantaggioso. Quest’ultimo è collegato in maniera diretta all’emisfero sinistro, dove è localizzato il centro che controlla in linguaggio. Quando è l’ascolto sinistro a dominare, l’informazione viene inviata dapprima all’emisfero destro, per poi essere dirottata all’emisfero sinistro, con un notevole dispendio di tempo. Purtroppo, molti studenti dal rendimento scarso, hanno un tipo di ascolto orientato a sinistra (lateralità uditiva).Non da ultimo, i buoni ascoltatori hanno orecchie selettive, che distinguono con facilità le varie frequenze sonore (selettività). Questo permette loro di captare gli acuti, ovvero le frequenze più energizzanti, e di servirsene col fine di ricaricarsi e rinnovare l’attenzione, la concentrazione e le capacità mnemoniche.

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